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José Moraga
Figueroa

 

 

 

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UN VIAGGIO LUNGO UNA VITA

 

ROMANZO DRAMMATICO

 

   Ogni persona nell’arco della propria vita vive momenti difficili, drammatici e prolungati nel tempo. Queste situazioni talora incidono nel nostro intimo, le teniamo dentro per una forma di timore di essere giudicati e qualificati come sfortunati senza rimedio o, peggio ancora, come portatori di sfortuna o semplicemente per non destare pietà. Come se questo sentimento fosse stato abolito nell’animo dell’uomo per convenzione internazionale.     Tutto ciò ci inibisce e ci costringe a trattenere in noi particolari incresciosi, drammatici o dolorosi nel momento di esporre fatti che riguardano la nostra vita. Cosi facendo mentiamo a noi stessi e omettiamo quelle circostanze che più hanno influito nel nostro modo di essere, plasmandoci il carattere in virtù della nostra capacità di reagire a questi eventi.

   Nel mio caso, se voglio essere veritiero, non posso omettere di descrivere gli avvenimenti così come li ho vissuti con l’intensità talvolta drammatica che accompagnò quei fatti realmente accaduti.

   La tristezza di alcuni momenti la provai tale e quale la descrivo. Omettere nella mia storia questi e altri fatti equivarrebbe a descrivere una vita a uso e consumo di quei lettori scevri da senso d’autocritica che non vogliono interrogarsi sul mondo in cui viviamo ma soprattutto su cosa sia possibile fare per migliorarlo.

   Un viaggio lungo una vita parla della mia vita in forma integrale, senza quel filtro che rende la lettura scorrevole e leggera evidenziando la bravura dell’autore anziché rilevare le vere dimensioni dei fatti.

   Le vicende qui descritte corrispondono al vero; ho mutato solo i nomi di alcuni personaggi per motivi processuali. Sono quelli dei soggetti civili coinvolti nelle barbarie commesse a nostro danno e che tuttora sono inquisiti per i terribili abusi perpetrati nel periodo di Pinochet.

   La nitidezza degli episodi della mia infanzia la devo al fatto che essa è spezzata in due tronconi; il primo, dalla nascita fino ai quindici anni, lo definirei un normale travaglio per la sopravvivenza e che potrebbe interessare qualunque bambino di quelle latitudini. Poi venne l’11 settembre del 1973, data in cui salì al potere il tiranno servitore dell’allora governo degli U.S.A., interrompendo drammaticamente il promettente tentativo d’autodeterminazione del mio popolo e danneggiando in modo irreparabile l’esistenza di migliaia di famiglie fra le quali la mia.

   Il fatidico 11 settembre si ripresentò con uguale drammaticità 29 anni dopo, proprio in quella nazione i cui governanti furono attori attivi, per loro stessa ammissione, dei drammi che subì la mia gente. Quando la storia vuole essere beffarda lo è fino in fondo.                                   

   A partire da quella data in cui salì al potere il dittatore amico di Washington, iniziò la disgregazione della mia famiglia, costringendomi per ben due anni alla clandestinità, la mia vita restò sospesa, questo tempo lo passai interrogandomi sul futuro che mi appariva incerto, pieno d’ansie e paure. Tutto finì nell’esilio. Quindi in questa nuova realtà affrontai l’attesa del rientro in patria rivisitando i momenti più intensi della mia fanciullezza sentendovi i profumi dei campi e nutrendo lo spirito di sensazioni virtuali, mai più vissute. Fu il tempo di un mondo nuovo pieno d’apparenti contraddizioni. Dove chi come me inerme, sprovvisto di malizia e fiducioso nei suoi simili, si trovò in balia degli eventi restandone deluso al punto di rifiutarsi d’accettare le nuove circostanze, per restare immerso in un mondo ormai passato, bollendo lentamente in quel brodo amaro che è la nostalgia.

   Chi volesse ripercorrere con me questo viaggio, fatto di lotta per la sopravvivenza, pieno d’incertezze, dolore, paure, passioni ma anche di gioie, sarà coinvolto in un'avventura simile a quella di milioni di persone che loro malgrado sono travolte da eventi da loro mai voluti, ma costretti a subirli per la sola colpa di essere nati nel momento e nel posto sbagliato.

   Le donne hanno avuto un ruolo predominante nelle vicende della mia vita. A mio avviso esse sono geneticamente di natura dolce e gentile ma anche forti e tenaci. La parte svolta da loro nella mia lunga sequenza di fatti piuttosto avventurosi e drammatici fu quello di lottare per salvarmi da alcune situazioni, che altrimenti avrebbero dato alla mia vita una svolta ben diversa. 

Nelle vicende che mi riguardano la presenza delle donne si manifestò nei momenti più cruciali, sotto forma di gesti solidali, vere e proprie manifestazioni d’altruismo. Le donne cilene sono semplicemente così, avvezze a donarsi al prossimo, solo perché di natura solidale e altruiste oltre ogni limite.

   Non è un caso che nelle vite del novanta per cento degli uomini la figura corretta preponderante sia quella di una donna. Così nella mia s’imposero con forza, coraggio, volontà di sacrificio e, con abnegato stoicismo, contribuirono a regalarmi i momenti più indimenticabili.

   Da Victoria Figueroa a mia moglie Alessandra, passando per la cugina Alicia, zia Mercedes Figueroa, le mie sorelle Flora e Yuchito, mamma Anita ed altre ancora.

   Non so come ringraziare queste mie vere icone del mondo femminile, quando parlo con una donna a prescindere da colei che ho di fronte provo un doveroso rispetto nei suoi confronti. Non è per coincidenza che le mie amicizie più vere e più numerose siano fra gli elementi del gentil sesso.

 

José Moraga Figueroa

 


 

   J.C.M. Figueroa è nato nel 1957 a Paine provincia di Santiago (Cile).

   Nel 1975 esce dal Cile per trovare asilo politico in Italia e si stabilisce a Cesena.

   Nel 1980 cambia città stabilendosi a Vicenza.

   Nel 1986 rientra nel proprio paese dopo 11 anni d’espatrio forzato, ritorna nel Veneto dopo 45 giorni.

   Nel 1988 riparte con la sua famiglia per il Cile dove rimane fino alla caduta della dittatura del Generale Pinochet.

   Nel 1992 torna a Vicenza dove abita tuttora.

 

UN VIAGGIO LUNGO UNA VITA
è il numero 32 del 
catalogo  

 

NUOVO NUEVO NEW

UN VIAJE LARGO TODA LA VIDA
è il numero 42 del catalogo

 

J.C.M.Figueroa naciò en el 1957 a Paine santiago de Chile

En 1975 sale de Chile para refugiarse en Italia y se establece a Cesena.

En 1980 cambia Ciudad estableciendose a Vicenza.

En 1986 regresa a Chile despuès de 11 años de exilio. Rotorna a Vicenza despuès de 45 dias.

En 1988 hace de nuevo retorno a Santigo, esta vès con su familia y permanecerà en su patria hasta la caida de la dictadura del general Pinochet.

En 1992 vuelve a Vicenza donde vive actualmente.

 

Nota del autor

Los niños de americalatina gozan y subliman sus propiòs sueños, realizando sus juguetes con matariales simples y naturales.

El màs preferido es el volantìn, elevadose junto a esta libran el candor infantìl en un magico vuelo que los distrae del ambre, de la sed, y del frio. Para ellos el volantìn significa alegria, magia de volar, tener una casa, una familia, la mamà tierna y amorable, el papà bueno, la despensa llena, los animales dociles. Todas las cosas buenas del mundo caven en sus sueños y ès atravès de esta evaciòn fantastica que conosen los elemetos naturales que los circundan.

El viento elevando el juguete, lleva en alto tambien sus inocentes viciòn de la vida.

La luz del sòl evidencia el realizarse de un magico sueño.

La lluvia puede destruìr sus juguetes, pero esos saven que apenas dejarà de llover pueden hacer hotro volantìn y asì continuan a soñar. Pero si a destruìr sus guguetes y junto a estos sus fantasias  ès un hombre armado y en uniforme, los niños de americalatina no soñaràn nunca màs.

 

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