Hald è l’ultimo lavoro di Anna Alberico, scrittrice di saggi storici, oltre che di testi di narrativa. Anna è anche responsabile del settore prosa all’interno della casa editrice per cui scrive.
Hald è, in estrema sintesi, un giallo. È stato anche definito, un romanzo noir (in Francia un tempo si definivano noir i libri che oggi sono comunemente chiamati gialli, perché le copertine erano di colore nero).
Il tessuto narrativo di Hald è, quindi, quello di un giallo, costellato da omicidi e fatti di sangue, su cui indagano poliziotti ed abitanti, scienziati e psichiatri. Tutta la comunità, ciascuno con i mezzi che ha a disposizione, sembra impegnata nel tentativo di far luce su questi efferati omicidi. La trama prende l’avvio dall’arrivo della cometa, Hald appunto, e dall’arrivo di una serie di curiosi interessati a vedere questo fenomeno dal colle più alto della zona.
Il tessuto su cui è costruito il romanzo, quindi, fa pensare che si tratti di un giallo classico; basta scorgere i titoli dei capitoli per rendersi conto di ciò. Eppure in Hald esistono diversi, possibili piani di lettura. L’incipit del romanzo, ossia l’arrivo della stella cometa, fa da sfondo a tutta una serie di situazioni che solo a prima vista sono marginali rispetto ai delitti ed alle indagini su di essi. La cometa pertanto diventa – come vedremo – il filo conduttore di tutto il romanzo, la spina dorsale della trama; essa diventa, di volta in volta, polo di attrazione, elemento disturbante, capro espiatorio delle follie umane, e così via … È questo fenomeno astrale che sembra accendere i riflettori su un paesino fino ad allora anonimo. La vita nel piccolo centro scorre sonnolenta e sempre uguale fino al giorno in cui questo elemento di curiosità e attrazione non richiama estranei di tutti i tipi, interessati ad osservare la cometa. Viene pertanto spontaneo chiedersi se il trantran di quel luogo sia stato sconvolto più dal raro evento astronomico, dai visitatori o dagli omicidi che in quei giorni iniziano a colpire i residenti.
Quel che è certo, è che gli influssi di Hald diventeranno in più occasioni capro espiatorio degli atteggiamenti e delle inettitudini, dell’incapacità degli esseri umani e di fatti apparentemente inspiegabili. L’astro viene descritto con elementi quasi umani (citazioni: innervosiva gli astronomi ; oltre che distratta, Hald era dispettosa; l’arrivo delle comete dà sempre la stura a profluvi di notizie e predizioni; l’opacità di Hald dimostrava che anche il cielo imperversava sui disperati …). A ben vedere, quindi, la trama che si apre sugli omicidi e sulle indagini, rappresenta solo uno dei possibili piani di lettura del libro; è, infatti, su di esso che viene intessuta una profonda, ironica analisi del comportamento umano il quale, a sua volta, offre uno spaccato della realtà contemporanea.
La storia apparentemente banale del giallo, con i suoi indizi, diventa un modus operandi per rivisitare, riprendere, rincorrere tematiche assai più profonde e complesse. Ogni aspetto singolo pertanto, si può prestare a più valutazioni, oltre che a più piani di lettura quando si passa dal significato al significante di molti termini impiegati e di numerosi giochi di parole presenti in Hald. Ed ecco allora che sorge spontanea un’altra domanda: è vera o effimera la pace che regna in questi piccoli paesi prima dell’arrivo della cometa e dell’inizio della serie di omicidi? Le indagini della polizia, non sembrano in grado di far luce su quel che passa realmente per la testa delle persone, né distinguere con chiarezza quali personaggi conducono da sempre una vita realmente irreprensibile, rispetto a quelli che, invece, sembrano nascondere degli scheletri nell’armadio. Diversi sono gli aspetti dell’animo umano che vengono valutati: ci sono, ad esempio, i pettegolezzi (citazione: “era magra come una silfide e malvagia come un’arpia”), le ripicche reali o temute (citazione: “avrebbe rincarato l’affitto agli inquilini se non si fossero prestati ai pii proponimenti”), i piccoli e grandi segreti (citazione: “sono stato arruolato in un giro di furti e ricettazione”), le manie (la decisione di fare il presepe in agosto) a volte vere, altre solo immaginate, ecc … nessuno ne esce bene, soprattutto gli uomini (citazione: ”Purtroppo esistono persone specializzate nel logoramento altrui”; “I maschi sono frustrati dall’inadeguatezza “).
I personaggi diventano così delle vere e proprie macchiette, quasi per ricordare che, anche nei momenti più difficili della vita, occorre non prendersi mai troppo sul serio. I tratti fortemente ironici con cui l’autrice li caratterizza, sono però, allo stesso tempo, taglienti e non risparmiano nessuno: basta la descrizione di un particolare, un nome (ad esempio il professor Lampo). Attraverso queste pennellate fugaci, vengono veicolate informazioni sul carattere dell’essere umano e, di riflesso, sulla realtà in cui vive. Tutto questo pone in campo l’ennesima domanda: sono i forestieri ad essere strani per gli abitanti del luogo in cui si svolge la narrazione (i quali vivono una realtà apparentemente senza tempo e senza storia) o sono invece gli abitanti ad essere un po’ fuori dal comune (a chi può venire in mente di fare un presepe in agosto?) o – ancora- c’è qualcosa di veramente normale e di non normale nell’atteggiamento umano?
Tutto il libro è connotato da un ritmo incalzante, fresco ed allo stesso tempo spiazzante, ironico: lo stile perciò è solo in apparenza banale perché, a ben guardare, diventa a sua volta metafora del caos che regna nella vita contemporanea. Le descrizioni, le teorie strampalate, il continuo miscuglio di termini strani e spesso contrapposti, la presenza di sacro e profano (religione e astrologia), di vecchio e nuovo (situazioni immutabili e computer), di scienza e fede (la cometa ed il presepe), di dialoghi surreali e descrizioni in cui si mescolano elementi apparentemente assurdi, non servono solo a fornire un ritmo dirompente alla narrazione ma anche a rappresentare metaforicamente una realtà che, con le sue stranezze, sa superare qualsiasi fantasia. Le stesse indagini, effettuate a tutto tondo (ossia ricorrendo alla scienza, alla psichiatria, all’intuizione, ai disegni dei bambini, a mix di più elementi, tanto che come dice il commissario, manca solo di decidere per “alzata di mano”…) diventano espressione della complessità del reale. A tutto tondo sono infatti le situazioni da esplorare, ossia le vicende quotidiane; per assurdo infatti quelle che a prima vista sembrano devianze e varianze rispetto alle situazioni usuali, s’impongono e si caratterizzano fino a palesarsi quale componenti della realtà stessa, per quanto strampalata essa possa sembrare.
L’intento primario dell’autrice è naturalmente quello di attirare la curiosità del lettore ed a mio avviso ci riesce benissimo, sia se si valuta il racconto e le indagini tipiche del romanzo giallo, sia se ci si addentra sul piano più profondo dell’indagine dei comportamenti umani e del mondo reale in cui vivono le persone. Il richiamo ai gialli di D. Pennac è – a questo punto – doveroso; nella saga della famiglia Malaussene, Pennac descrive un mondo dove la finzione (in quel caso data dal teatro e dalla letteratura) s’intreccia con la realtà. Il signor Malaussene, di professione è capro espiatorio, proprio come Hald diviene causa, più o meno concettualizzata, per tutto quel che non trova spiegazione o per il quale non si sa o non si vuole assumere responsabilità alcuna.
L’ironia, le battute, il ritmo narrativo veloce sono simili tra questi due autori. Ciò che differenzia lo stile dell’autore francese da quello di Anna Alberico, è invece lo spirito che si respira: mentre nei gialli della saga di Malaussene tutto è pervaso dall’ allegria e dall’innocenza dei bambini, nella scrittrice ligure prevale una risata amara. Sembrano prevalere infatti il cinismo, gli sproloqui, i grugniti, le malelingue … Si respira in Anna Alberico un’aria di amarezza che rende meno cristallina la risata del lettore. Si nota così in modo chiaro quel che fin dalle prime righe s’intuiva: molti personaggi mancano di trasparenza o serenità. L’aspetto surreale, per cui nelle descrizioni si considera tutto e il contrario di tutto, rende lecito, o meglio possibile, qualsiasi parere e legittima ogni situazione anche la più paradossale.
La vita del resto, non è che una commistione tra magia e scienza, misticismo, religione, credenza popolare … Nulla quindi, in questo romanzo, può essere dato per scontato: quel che appare vero, non lo è o non è affatto detto che lo diventi (ne sono prova evidente gli indizi sugli abitanti che sembrano vivere in modo morigerato, per poi rivelarsi usi a costumi non proprio irreprensibili).
I messaggi che l’autrice lancia sulla società moderna, sono numerosissimi; su tutti però predominano, a mio avviso, l’insoddisfazione (citazione: “Mi sono stancato di avere le responsabilità di un notaio e di una balia con la qualifica di un impiegato” ), la precarietà del lavoro ( la precarietà del lavoro “Lavoro interinale, marginale e fluttuante, cercasi: apprendista esperto, esordiente, volenteroso, valente, capace che non superi un incapace …”), la disoccupazione che sfocia in criminalità (Osvald per aiutare la madre e la sorella si occupa di affari illeciti) e il lavoro nero (citazione: “Lavoravo in nero per una ditta in nero, che riparava una casa affittata in nero agli immigrati clandestini”).
Questo romanzo è dunque un affresco che dipinge la vita quotidiana. Le dicotomie sono giocate per creare una visione paradossale ma, alla fine concreta, di una realtà in cui la follia diventa non l’eccezione ma la regola. Solo le convenzioni possono mascherare tutto ciò ma basta che intervenga un elemento di disturbo (come l’arrivo di una cometa) per smascherare e scatenare una serie di eventi, siano essi omicidi o altro. L’allegoria diventa elemento imprescindibile per descrivere il reale. I giochi di parole, non solo sono metafora dell’inganno umano (vedi il ragazzo che abita a Rio e tutte lo cercano pensando si tratti di Rio de Janeiro) ma anche indicazione dei moniti lanciati dall’autrice: non bisogna mai prendersi sul serio ma vivere l’attimo (citazione: “Dubito che Ignazio conosca l’entusiasmo …”).
Il fluire della vita e della sua assurdità diventa per assurdo elemento di originalità. La critica, sempre giocata sull’ironia, non risparmia le istituzioni ed i personaggi che, dall’alto della loro conoscenza esprimono pareri assurdi (“quelle tre sono affidabili come un covo di serpi che gioca a ramino”; “una creatura cubista asessuata a due teste, sei occhi, …”).
Va da sé che, questo piano di lettura, trasforma indizi e indagini in una parodia del lavoro scientifico che usa paroloni per non dire nulla (citazione: “Quel che avvenne nella mezz’ora successiva fu un misto tra un gioco a quiz, un sondaggio e un’asta all’incanto”). L’unica speranza che resta, è che: ”La verità, prima o dopo, viene a galla “, anche se, in un mondo così precario, l’unico modo di ragionare possibile sembra rimanere sempre quello di vivere alla giornata: (citazione: “cogliere l’attimo, prendere l’onda, seguire la luce e Balzac, Hugo, Dostojevskij … pensi cosa me ne fregava” ). Perché la vita è “Un incubo a orologeria …” e se si sta al gioco si capisce che ogni volta che viviamo ci troviamo “ai limiti dell’assurdo, cioè nel reale”.
Un’ultima domanda sorge quindi spontanea: è la realtà a trasformare il romanzo in qualcosa di irreale, irrazionale e surreale o è il giallo a rappresentare uno spaccato del caotico mondo che da sempre l’uomo tenta di incanalare in circuiti predefiniti?
Barbara Cannetti
Leggendo il testo di David Giacanelli ho pensato ad una frase di un libro di Baricco: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde”. Mi sono chiesta, davanti alle testimonianze dei genitori di figli disabili, se e quando fosse loro arrivata risposta a quel primordiale “perché” che deve averli attraversati nel momento in cui gli veniva consegnata la diagnosi di disabilità del figlio ancora in grembo. Credo di sì, che prima o poi abbiano ricevuto una risposta, e che questa sia loro pervenuta in modo diretto e chiaro. Perché crescere un
Il sottotitolo di “Sedici milioni di colori “ di Barbara Cannetti, giovane scrittrice esordiente emiliana, evidenzia la struttura stilistica dell’opera in esame con l’indicazione di prose liriche.
La poesia metafisica di Elettra Bianchi
Il volume “L’Amore è una Persona” raccoglie quasi tutta la produzione poetica di Marco Battista, Autore che per originalità di scrittura e d’ispirazione, costituisce una pregevole eccezione nel panorama quasi omologato della più recente produzione letteraria italiana. Stilisticamente poliforme si fa notare nell’immediato per la preparazione classica di base che costituisce il sottofondo culturale più importante emergente nell’uso modale delle allegorie, nella suggestione dei miti e delle metafore, ma ancor più nel richiamo ai valori fondamentali dei pensatori e dei Poeti dell’antichità greca e latina.
Handicap Power’: l’abilità dei disabili di infrangere barriere
Da alcuni anni conosco Asmae e mi sono sentita onorata della sua richiesta di recensire il suo primo romanzo ancora prima di conoscerne il contenuto.