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POESIE SCELTE
SEPPELLITE LA MIA PELLE IN AFRICA
Venni in Italia minorenne
lavorai come serva per trent’anni
presso una famiglia benestante
il primo aneddoto che mi dissero:
“Il lavoro nobilita l’Uomo”, e
per la donna valeva il doppio sforzo
lavorai per anni e anni
feci nascere bambini
da mamma e badante
e quelli che furono bambini
adesso sono ormai grandi e adulti
si vantano con gli amici di possedere la domestica
anzi la nostra colf è il termine più usato
faticai anche per loro e per i loro amici
così aumentò il numero
di persone da servire
senza pausa ferie e riposo
lavorai per lunghi anni
senza conoscere una buona paga
a basso costo
testimone dei loro viaggi
Cuba, Caraibi
Seychelles, Barbados
Sharm-el-Sheik
Praga, Capo Verde
preparai valige infinite
vacanze costose nei mari lontani
bella vita dei miei padroni
dire “Signori è servito” tutti i giorni
ospiti che non conoscono “grazie”
tutto gli è dovuto con presunzione
Se sapessi scrivere per raccontare
cose belle sentite e ammirate
come spettatrice di cose viste
La cataratta ha indebolito i miei occhi
il mio viso è segnato dai solchi
artrite reumatismi e mille acciacchi
sono miei compagni inseparabili
non sono più buona a fare nulla
priva di forze per i lavori
dentro le mura domestiche
deboli sono ormai le mie energie
mi è faticoso salire le scale
inchinarmi per terra per poi rialzarmi
mi gira la testa e mi viene da svenire
Sono ormai inabile al lavoro
non posso chiedere la pensione
contributi mai versati
anni di lavoro in nero
senza contratto
mi svilisce questo angosciante pensiero
vedo il mio destino sospeso nel burrone
una caduta che vorrei evitare
piuttosto vi supplico di rimandarmi a casa
prima di morire sola ed indifesa
il mio desiderio è di ritornare sana
nella mia terra d’origine
così come sono arrivata
prima che mi abbandoni la voce
vi affido il mio ultimo testamento:
“Seppellite la mia pelle in Africa”.
Hamid Barole Abdu
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