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Entro in bagno e chiudo la porta alle mie spalle. Il bagno di casa mia è piccolo e angusto. Vicino alla porta c’è un mobiletto blu dove i trucchi di mia madre giacciono quasi sommersi da un mare di batuffoli di cotone. Su di un ripiano si trovano gli assorbenti. Nonostante mia madre sia ancora giovane non li usa più da molto tempo. La scatola è rimasta immobile e inanimata per anni come il ricordo della persa fertilità. La confezione è di plastica verde e mi dà uno strano senso di tristezza, come fosse un monito del passare del tempo. A volte la prendo in mano o la sposto di qualche centimetro sul suo ripiano, ma la sensazione di tristezza rimane permeata nella scatola.
Accanto al mobiletto blu c’è uno specchio. Non è a figura intera, ma se stai facendo la doccia dentro la vasca puoi vederti bene fin sopra le ginocchia. Io lo faccio spesso non perché abbia un bel fisico o perché sia una specie di voyeur del mio corpo, ma perché a volte mi sembra di vedere un lieve miglioramento della struttura fisica, anche se probabilmente è solo la mia immaginazione.
Abbasso lo sguardo e fisso con attenzione una spugna per il corpo immobile vicino al lavandino. La guardo con concentrazione e insistenza, come se fossi in grado di farla muovere. Quando ero bambino, come tutti i bambini, credevo di avere poteri paranormali. Ho creduto a lungo che bastasse fissare gli oggetti e trovare la giusta combinazione di sguardo e concentrazione perché loro si spostassero.
Ora ho sedici anni, ma questo non mi impedisce di provarci ancora, certo non con la stessa frequenza di un tempo. Fisso la spugna e una voce dentro di me dice spostati, spostati!
Ma non succede nulla. Allora mi svesto ed entro sotto la doccia.
Lo specchio riflette la mia immagine e io ne guardo i dettagli. Sono un ragazzo normale. Mi sento a disagio per non essere propriamente alto, pur non essendo neanche basso. Una mediocre via di mezzo. I capelli sono ondulati e anche loro non hanno per nulla idea di quello che sono o diventeranno. A volte ricci e quasi belli, a volti crespi e capricciosi nonostante il gel. Il resto del mio corpo non ha nulla di anormale e nulla di eccezionale. Due capezzoli rossi piccoli e un ventre piatto, con addominali poco segnati. Non ho la desiderata forma a V, ma le spalle sono definite e sorreggono due braccia magre e lunghe. Le labbra sono quello che realmente mi piacciono. Sono piene e rosse. A volte provo la loro elasticità e disegno un sorriso studiato che si riflette sullo specchio del bagno. Nella mia mente sono un’arma di conquista. L’arma che conquisterà cuori e amori.
Oggi come ogni venerdì sono in bagno e compio il rituale della doccia. Una doccia lunga fatta come un antico sacrale. La preparazione consiste nel riscaldare con la stufa il bagno e scegliere una musica che rifletta il mio stato d’animo. Sento Erotica di Madonna, Dummy dei Portishead o Ultra dei Depeche Mode a secondo dell’umore. La doccia è come un battesimo. Uscito dal bagno mi sento fresco, quasi purificato; con la stessa sensazione di liberazione che ebbi anni fa dopo la prima confessione. Leggero e felice. Come se i peccati di masturbazione di una intera settimana siano stati lavati via e io diventi nuovamente angelico, con la faccia tonda e rosa per l’acqua calda.
Mi piace l’espressione del viso appena fuori dalla doccia. Le labbra rosse spiccano sul resto della faccia da bambino/ragazzo. Con l’asciugamano intorno alla vita muovo i fianchi al ritmo della musica o mimo nuove espressioni facciali di gioia, sorpresa o risata che userò domani a scuola. Canto strofe intere del brano Erotica di Madonna. “…erotic…erotic put your hands all over my body …erotic……EROTIKA…” canto e mi concentro solo sulle labbra, il resto non è parte di me. Le mie labbra sono quelle di un famoso cantante che presenta a un pubblico in piena crisi puritana la sua nuova hit. Posso quasi vedere le facce in pieno shock mentre canto la mia canzone propaganda sul sesso libero e sfrenato.
La mia memoria è incredibile. Sono capace di assorbire i testi di una canzone nell’arco di una giornata. Canzoni che ho imparato a tredici anni sono ancora ben impresse come poesie. Quando la canzone Erotica finisce e inizia Fever, sempre dello stesso album, penso di ritornare alla prima traccia, ma mi blocco.
Mi sento contento e vuoto allo stesso tempo. Domani sarà sabato, il mio giorno preferito. Per il novanta percento dei ragazzi della mia classe sabato è il giorno preferito perché l’indomani non si andrà a scuola. Io faccio parte di quel dieci percento che lo considera il giorno favorito senza un reale motivo. Non ho molti amici e non esco. Ho cambiato scuola da due mesi e questo è l’inizio del mio quarto anno di liceo.
Ho conosciuto da poco i miei nuovi compagni di classe. Essere circondato da trenta sconosciuti mi dà una sensazione surreale. Ho l’impressione di riuscire a interagire con loro fino ad un certo punto. Come se intorno a me ci sia una cappa di fumo che mi protegge e mi isola e mi impedisce di invecchiare e di vivere come gli altri. Mi piace pensare di essere diverso da loro. Da loro che vogliono uscire con le ragazze e bere birra, sposarsi, procreare e morire in pace. Io non sarò così! Ne sono convinto. Se dovrò morire lo faro con un botto e chiederò che al funerale venga cantata una canzone triste, ma non cattolica. Piuttosto Jesus to a child di George Michael. La chiesa sarà piena di gente che ripenserà a me come ad un eroe o come un ragazzo che si è immolato per una giusta causa. Ma devo ancora lavorare sulla giusta causa per la quale morirò. [...]
Fabio Altieri
Fabio Altieri è nato a Benevento nel 1975. Ha conseguito il diploma presso il liceo scientifico e ha proseguito i suoi studi universitari nell'ambito delle scienze. Negli ultimi sei anni ha vissuto in Francia, Inghilterra e America. Sauna è il suo primo libro di narrativa ed è parte di una saga di tre libri.
SAUNA
è il numero 38 del catalogo
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